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venerdì, 28 aprile 2006

25apr06E’incredibile come a distanza di pochissimo tempo un posto può cambiare così tanto…O forse non sono i posti che cambiano, ma noi.

Non cambia il magone che passo dopo passo cresce dentro come un fiume in piena, ma stavolta davanti a quel portone sembra voler esplodere da un momento all’altro.

Sul gradino di pietra sono spuntati dei ciuffettini d’erba. Mi danno un po’ fastidio, ma sorrido pensando che tu li avresti tirati via subito, già prima di entrare in casa. E poi, tutto sommato è primavera e quel fiorellino giallo non fa male a nessuno, dai…

Ancora una volta la rosa selvatica che sembra resistere al tempo più del rudere a cui è attaccata, ha trovato il modo di entrare in casa, scendendo a cascata dalla finestra delle scale. Evvabbè…prima di andare via la tagliamo, non ti preoccupare.

Salgo, tendo l’orecchio verso la porta della soffitta…l’abbiamo svegliato. Sta ancora qua, quel piccolo pipistrello un po’ rinco, ma furbo, visto che s’è appropriato di quella che doveva essere un’altra camera, dopo che l’hai fatta ripulire. E adesso ci avverte col solito fruscio d’ali dietro la porta che lui c’è e che non siamo ospiti graditi…”Tranquillo, caro il mio mostriciattolo scemo...per ora non ho intenzione di incontrarti. Ma prima o poi a trattative io e te ci dobbiamo scendere, sappilo.” Il bello è che lo dico tutte le volte che passo davanti a quella porta, ma poi non la apro mai…mi sa che avevi ragione tu quando mi dicevi che sono più scema io, che mi faccio intenerire dal mostriciattolo.

Sulla porta del salone i sorrisi fissi ma per me sempre vivi, di chi vivo non ho mai incontrato, sembrano corrermi incontro quasi a dirmi “Bentornata!”. E sono quelli che stroncano sul nascere l’urlo che viene da dentro…ZITTI TUTTI!!!!!!! VOGLIO IL SILENZIO!!!!!!!

Come un automa percorro il corridoio e spalanco la porta della terrazza.

Fuori…aria…

E mando giù ancora una volta…Tiro su gli occhiali da sole, alla faccia del sole che non c’è, oggi…giusto per evitare rispostacce a domande indiscrete…  

Le vostre montagne. Le tue montagne. Le mie montagne.

Vedi? C’è ancora la neve sul Sirente…e il livello del fiume non è ancora sceso, si sente alto lo scrosciare dell’acqua. E mi viene in mente quando raccontavi dei gamberi che andavi a prendere laggiù, delle giornate d’estate quando nel fiume ti ci potevi fare il bagno, di quando hai tirato fuori dall’acqua quel discolo di tuo cugino giusto in tempo per evitare che affogasse…

Te l’avevo chiesto di scriverle queste cose, ma il quaderno bello che ti avevo promesso non te l’ho mai comprato…pensavo che ci sarebbe stato il tempo… E adesso me le devo ricordare io, per raccontarle, per non cancellarle dalla memoria…mia e degli altri.

Guarda…la casetta che hai fatto tu non si vede quasi più. I pini che hai piantato vent’anni fa in quella radura colorata solo da iris e fiori di montagna, adesso formano una macchia verde scuro circondata dal bosco...Ti ricordi quando volevo portarne via uno per Natale? Dopo tutta la fatica che avevi fatto per farli attecchire…

Sento le voci e presto più attenzione…Il tetto…il tetto è da rifare. L’avevi detto già, lo sapevi. E’ stata una brutta invernata e tante tegole sono volate via. La prossima estate me ne vado lì e faccio sistemare tutto, dicevi.

Fastidio..rabbia che reprimo mentre vedo che una mano estranea apre la porta di quella che è sempre stata la MIA camera. Ma come ti permetti? Vattene via, a casa tua! E subito penso che non ti piacerebbe sentirmi parlare così, anche se lo so che sotto sotto mi davi ragione. Perché lo capivi, perché sapevi con quanto amore avevo curato quei vecchi mobili, facendo il possibile e l’impossibile per riportarli al meglio, mentre non smettevi di prendermi in giro perché siringavo uno per uno i buchetti fatti dai tarli…Ma guarda che io me lo ricordo bene lo sguardo compiaciuto che avevi quando qualcuno ti chiedeva chi avesse fatto quel miracolo…E i tarli non sono più tornati…

Voglio andare via.

Mi pesa troppo stare qui.

E’ strano. Ultimamente molte cose che sembravano per me essere punti fermi non lo sono più. E anche in questo caso la sensazione di vertigine è forte. Perché qui io ho sempre ricaricato le pile, ho sempre trovato pace e serenità…Invece oggi provo solo una sensazione di vuoto e di abbandono. Lo so da dove viene, e credo sia pure normale. Ma non mi piace. Non mi piace non riuscire a “sentirti”…a “sentirvi”… Sento solo la vostra assenza. E la ragione non basta a togliermi la voglia di andare via.

Sono l’ultima ad uscire. Chiudo il portone e lascio che chi ha le chiavi dia le mandate.

Vado a salutare A., che pure un po’ alticcia non è mai avara di baci e di affettuosità. Le prometto che tornerò presto e affronto la salita che porta in piazza col suo solito “Mi raccomando!...” nelle orecchie.

E’ andata.

Anche questa.

Anche se non è andata come volevo io.

Ma è andata.

alwaysyoureyes ha delirato alle ore 18:56 | Link | Hai qualcosa da dire? commenti (4)
categoria:quello che ho da dirti
mercoledì, 12 aprile 2006

Luce1     "Per il guerriero, non esiste amore impossibile. Egli non si lascia intimidire dal silenzio, dall’indifferenza, o dal rifiuto. Sa che, dietro la maschera di ghiaccio che le persone usano, c’è un cuore di fuoco.
      Perciò il guerriero rischia più degli altri. Cerca incessantemente l’amore di cuore – anche se questo significa udire spesso la parola "no", tornare a casa sconfitto, sentirsi respinto nel corpo e nell’anima.
      Un guerriero non si lascia spaventare quando cerca ciò di cui ha bisogno. Senza amore, egli non è nulla."

(Il testo è tratto da: “Guerriero della Luce Online, pubblicazione di www.paulocoelho.com.br”. L'immagine, come al solito, è stata trovata in rete. Chi ne reclama i diritti mi contatti)

alwaysyoureyes ha delirato alle ore 18:47 | Link | Hai qualcosa da dire? commenti (8)
categoria:il caso non esiste
martedì, 04 aprile 2006

waterglass LIMITE è una parola che non amo molto.  Anche se la parte più raziocinante di me ne conosce e ne apprezza il significato positivo, quella che mi infastidisce è la valenza negativa che istintivamente le attribuisco.

  Per carattere sono una che considera i limiti di ogni tipo una sfida... quasi fossero concepiti apposta per essere oltrepassati. Fregarsene del cartello "Lavori in corso", scavalcare una transenna e finire a curiosare dentro una cella chiusa al pubblico a Castel Sant'Angelo...una scemenza in se'. Ma è impagabile quella sensazione di lieve ebbrezza da curiosità soddisfatta, mista ad una vena di trionfo. Quell'inconfondibile e quasi diabolico  "friccicorino"  (mi si conceda la licenza romanesca) che scatta ogni volta che ci si lascia alle spalle una barriera... Una volta ero così.

Poi si cresce, si cambia...e si prende in mano un bicchiere.

E magari in quel bicchiere pretendi di infilarci qualcosa che non ci potrà mai entrare. 

E magari ti viene pure voglia di farlo in mille pezzi per goderti tutto quello che se entrasse nel bicchiere perderebbe ogni bellezza e ogni grandezza.

E magari guardi una foto per caso e ti rendi conto che ci hai fatto un film sopra e che è il caso di mettersi a lavorare...

Aggiunta postuma: visto che la parola "limite" può anche essere associata ad un'altra, ancor meno gradevole, quale "GALERA", faccio presente che la foto l'ho trovata girovagando in rete e che se l'autore o chi ne ha i diritti (al momento non so chi sia) non è d'accordo con l'uso che ne sto facendo può contattarmi e chiedermi di rimuoverla.

alwaysyoureyes ha delirato alle ore 09:57 | Link | Hai qualcosa da dire? commenti (4)
categoria:mulini a vento