E’incredibile come a distanza di pochissimo tempo un posto può cambiare così tanto…O forse non sono i posti che cambiano, ma noi.
Non cambia il magone che passo dopo passo cresce dentro come un fiume in piena, ma stavolta davanti a quel portone sembra voler esplodere da un momento all’altro.
Sul gradino di pietra sono spuntati dei ciuffettini d’erba. Mi danno un po’ fastidio, ma sorrido pensando che tu li avresti tirati via subito, già prima di entrare in casa. E poi, tutto sommato è primavera e quel fiorellino giallo non fa male a nessuno, dai…
Ancora una volta la rosa selvatica che sembra resistere al tempo più del rudere a cui è attaccata, ha trovato il modo di entrare in casa, scendendo a cascata dalla finestra delle scale. Evvabbè…prima di andare via la tagliamo, non ti preoccupare.
Salgo, tendo l’orecchio verso la porta della soffitta…l’abbiamo svegliato. Sta ancora qua, quel piccolo pipistrello un po’ rinco, ma furbo, visto che s’è appropriato di quella che doveva essere un’altra camera, dopo che l’hai fatta ripulire. E adesso ci avverte col solito fruscio d’ali dietro la porta che lui c’è e che non siamo ospiti graditi…”Tranquillo, caro il mio mostriciattolo scemo...per ora non ho intenzione di incontrarti. Ma prima o poi a trattative io e te ci dobbiamo scendere, sappilo.” Il bello è che lo dico tutte le volte che passo davanti a quella porta, ma poi non la apro mai…mi sa che avevi ragione tu quando mi dicevi che sono più scema io, che mi faccio intenerire dal mostriciattolo.
Sulla porta del salone i sorrisi fissi ma per me sempre vivi, di chi vivo non ho mai incontrato, sembrano corrermi incontro quasi a dirmi “Bentornata!”. E sono quelli che stroncano sul nascere l’urlo che viene da dentro…ZITTI TUTTI!!!!!!! VOGLIO IL SILENZIO!!!!!!!
Come un automa percorro il corridoio e spalanco la porta della terrazza.
Fuori…aria…
E mando giù ancora una volta…Tiro su gli occhiali da sole, alla faccia del sole che non c’è, oggi…giusto per evitare rispostacce a domande indiscrete…
Le vostre montagne. Le tue montagne. Le mie montagne.
Vedi? C’è ancora la neve sul Sirente…e il livello del fiume non è ancora sceso, si sente alto lo scrosciare dell’acqua. E mi viene in mente quando raccontavi dei gamberi che andavi a prendere laggiù, delle giornate d’estate quando nel fiume ti ci potevi fare il bagno, di quando hai tirato fuori dall’acqua quel discolo di tuo cugino giusto in tempo per evitare che affogasse…
Te l’avevo chiesto di scriverle queste cose, ma il quaderno bello che ti avevo promesso non te l’ho mai comprato…pensavo che ci sarebbe stato il tempo… E adesso me le devo ricordare io, per raccontarle, per non cancellarle dalla memoria…mia e degli altri.
Guarda…la casetta che hai fatto tu non si vede quasi più. I pini che hai piantato vent’anni fa in quella radura colorata solo da iris e fiori di montagna, adesso formano una macchia verde scuro circondata dal bosco...Ti ricordi quando volevo portarne via uno per Natale? Dopo tutta la fatica che avevi fatto per farli attecchire…
Sento le voci e presto più attenzione…Il tetto…il tetto è da rifare. L’avevi detto già, lo sapevi. E’ stata una brutta invernata e tante tegole sono volate via. La prossima estate me ne vado lì e faccio sistemare tutto, dicevi.
Fastidio..rabbia che reprimo mentre vedo che una mano estranea apre la porta di quella che è sempre stata la MIA camera. Ma come ti permetti? Vattene via, a casa tua! E subito penso che non ti piacerebbe sentirmi parlare così, anche se lo so che sotto sotto mi davi ragione. Perché lo capivi, perché sapevi con quanto amore avevo curato quei vecchi mobili, facendo il possibile e l’impossibile per riportarli al meglio, mentre non smettevi di prendermi in giro perché siringavo uno per uno i buchetti fatti dai tarli…Ma guarda che io me lo ricordo bene lo sguardo compiaciuto che avevi quando qualcuno ti chiedeva chi avesse fatto quel miracolo…E i tarli non sono più tornati…
Voglio andare via.
Mi pesa troppo stare qui.
E’ strano. Ultimamente molte cose che sembravano per me essere punti fermi non lo sono più. E anche in questo caso la sensazione di vertigine è forte. Perché qui io ho sempre ricaricato le pile, ho sempre trovato pace e serenità…Invece oggi provo solo una sensazione di vuoto e di abbandono. Lo so da dove viene, e credo sia pure normale. Ma non mi piace. Non mi piace non riuscire a “sentirti”…a “sentirvi”… Sento solo la vostra assenza. E la ragione non basta a togliermi la voglia di andare via.
Sono l’ultima ad uscire. Chiudo il portone e lascio che chi ha le chiavi dia le mandate.
Vado a salutare A., che pure un po’ alticcia non è mai avara di baci e di affettuosità. Le prometto che tornerò presto e affronto la salita che porta in piazza col suo solito “Mi raccomando!...” nelle orecchie.
E’ andata.
Anche questa.
Anche se non è andata come volevo io.
Ma è andata.
categoria:quello che ho da dirti


"Per il guerriero, non esiste amore impossibile. Egli non si lascia intimidire dal silenzio, dall’indifferenza, o dal rifiuto. Sa che, dietro la maschera di ghiaccio che le persone usano, c’è un cuore di fuoco.
LIMITE è una parola che non amo molto. Anche se la parte più raziocinante di me ne conosce e ne apprezza il significato positivo, quella che mi infastidisce è la valenza negativa che istintivamente le attribuisco.