Era da un pò che l'insofferenza nello scrivere, dapprima leggera, era diventata sempre più profonda. Non so perchè, ma all'improvviso mi sono sentita come in una casa dove mi trovavo sempre più a disagio.
Quando me ne sono resa conto ho cercato di ingannarla, l'insofferenza. Qui, in questa casa, ho spostato mobili, ho fatto pulizia, ho messo fiori qua e là, ho spalancato le finestre per far entrare più luce. Ma nonostante questo lei stava sempre lì, tale e quale, mentre mi accorgevo che la mancanza di tempo o di cose da dire diventava sempre più spesso una scusa da usare prima di tutto con me stessa.
Avevo pensato di cambiare casa.
Ne avevo costruita una nuova nella quale, mi dicevo, mi sarei potuta trasferire in qualsiasi momento o andarci ogni tanto, come per una vacanza, giusto per cambiare aria.
Quando ho finito, trovandomi davanti al fatidico: "e adesso che faccio?", mi sono fermata un pò a pensare.
Sì... Perchè il Signor Splinder non ti permette di comportarti come faresti con una casa "vera".
Quando cambi casa nella vita reale, non importa se vendi o affitti quella vecchia, ma certo è che non la abbandoni come se fossi scappata all'improvviso (a meno che non sei ricercata dall'Interpol o dall'FBI...ma questo, grazie al cielo, ancora non mi è successo) trasferendoti in quella nuova senza portarti dietro nemmeno un fazzoletto. Quando cambi casa nella vita reale fai un trasloco.
E quando traslochi passi ore e ore circondata da enormi scatole di cartone, a riempirle di tutto ciò che vuoi portare con te, che siano ricordi o cose che userai ancora. Quando traslochi hai un'occasione praticamente unica di fare ordine davvero, di ritrovare cose che avevi dimenticato, di liberarti di cose inutili che chissà perchè avevi lasciato in giro.
Ma qui è diverso. Qui tutto questo il Signor Splinder non te lo consente, o te lo consente solo in parte. Quindi o resti e tieni tutto, o vai e butti tutto.
Così mi sono chiesta cosa volevo veramente.
Ho sfogliato ad una ad una le pagine di questi due anni, sorridendo davanti a tutto ciò che porterei con me, piangendo davanti a tutto quello di cui avrei fatto volentieri a meno o avrei potuto fare a meno se solo fosse stato per mia scelta o per una scelta diversa (ma dirlo col senno di poi, è ben poca cosa e, soprattutto, non serve a nulla...).
Mi sono resa conto che in ogni cosa qui dentro c'è una parte di me. Persino nelle pagine che vorrei cancellare.
E ho scelto di restare qui. Anche se è più difficile cambiare che cancellare.
Cancellare una pagina non vuol dire far sparire, insieme alle parole, quello che hai vissuto e che a quelle parole ha dato vita e senso. Quello che hai vissuto te lo porti comunque dentro e niente e nessuno lo può cancellare...nemmeno tu.
Perchè cancellare, poi? Sono convinta che solo chi è profondamente stupido e presuntuoso può illudersi di poter cancellare in tutto o in parte la propria storia con un colpo di spugna, o pensare di non aver nulla da imparare dal proprio passato...non solo da quanto ha avuto e fatto di bello, ma anche (e soprattutto) dal dolore e dai propri errori.
E che senso avrebbe un altro blog? Per come son fatta sarebbe pura schizofrenia abitare due "case" contemporaneamente. Di me stessa da gestire me ne basta una...due sarebbero troppe pure per me che mi sopporto da una vita e già fatico non poco...
Ho scelto di restare qui. Ed è questo il senso che ha la frase che ho scelto per l'header, questo il senso che ha la ristrutturazione di una casa che ora sento ancora mia dopo aver messo in cantina ciò che meno amo vedere, ma che comunque ha avuto un senso e la sua importanza nel costruire quella che sono oggi.
Ricomincio da qui, con il giallo delle ginestre che mi ricordano le mie montagne, a cavalcioni sulla finestra per guardare che succede...