Immagini che scorrono sul video della tv. Una parte di me si rifiuta di accettare e comprendere che sta succedendo qui, nella MIA città.
Gabriele, un tifoso che va in trasferta per seguire la sua squadra. Un poliziotto, con una pistola che avrebbe fatto meglio a non estrarre dalla fondina. Una morte stupida, figlia di un’azione stupida. Una vita spezzata e un’altra vita distrutta.
Perdere qualcuno che ami per “una tragica fatalità” è straziante e doloroso da impazzire.
Maneggiare armi da tanto tempo e ritrovarsi per quella stessa “tragica fatalità” con un’arma fumante in mano ed un cadavere di fronte è devastante. E non importa se l’accusa è omicidio colposo o volontario…solo il senso di colpa per aver tolto, seppur per caso, la vita a qualcuno può bastare a renderti impossibili tutti gli altri giorni che ti restano da vivere. Se hai una coscienza, ovvio…
Ma tutto questo non può e non deve essere motivo per scatenare una guerra assurda. Non aspettavano altro quei “tifosi” che ieri hanno incendiato, devastato, distrutto. Quelli non sono Tifosi. Sono TERRORISTI. E il pretesto per le loro bravate gli è stato offerto su un piatto d’argento.
Fiumi di parole sono state dette, fiumi se ne diranno chissà per quanto, con la solita ipocrisia di una società che genera essa stessa un disagio che le ricade addosso sotto forma di morte e devastazione, una società che non è capace e forse non vuole risolvere i problemi che stanno alla radice di simili violenze.
Come tifosa laziale mi inchino davanti a tutti quei tifosi della Roma, che hanno espresso la loro fraterna solidarietà con autentico spirito sportivo. E’ così che dovremmo essere sempre, cari “cugini”!
Con rabbia mi inchino davanti a quei tifosi dell’Atalanta che, seppure non unendosi ai terroristi, hanno minacciato di far succedere un macello pur di interrompere la partita. “The show must go on”…ha detto qualcuno. Ma manco per niente! Va fermato, questo squallido show intorno al quale girano troppi soldi, che lo hanno reso disumano e privo di ogni rispetto per la vita. E va fermato per molto tempo, non per una o due giornate.
Raciti ieri, Gabriele oggi...due giovani vite spezzate. Due famiglie nel dolore. Che differenza c’è tra un Ispettore di polizia e un tifoso se tutti e due sono vittime di un sistema che pur di guardare al soldo passa sopra le più elementari regole della convivenza umana?
Una volta mio padre portava me e i miei fratelli allo stadio. Ed era una festa.
I miei figli, oggi, non sanno nemmeno dov’è.